Viareggio, regina delle spiagge (e della moda italiana)

Il Tour di Castle Street Food – Merenda Italiana gira per l’Italia alla ricerca e alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche che si legano indissolubilmente al territorio e noi dell’Associaizone Italì ci accompagniamo a questo viaggio per raccontare le esperienze e le storie legate ai luoghi in cui ci troviamo.

Intervista al giornalista Umberto Guidi sulla storia degli stabilimenti balneari a Viareggio (LU) durante l'evento di Castle Street Food

Con l’Amministrazione Comunale di Viareggio (LU) abbiamo lavorato a una proposta di Agorà molto diversificate, coinvolgendo associazioni e realtà che ci faranno conoscere le peculiarità e caratteristiche che rendono viva e unica questa Città

In tutti gli eventi di Castle Street Food lavoriamo per condividere contenuti, che si accostano all’ottimo cibo di strada gourmet, offerto dagli oltre 20 food truck presenti in Piazza M. D’Azeglio, alle animazioni per le famiglie e alla musica dal vivo: per coinvolgere tutti in un’esperienza che lascia il segno.

Il dottor Umberto Guidi, giornalista, insieme a Giampaolo Ghilarducci, ci parlano di: “Viareggio, regina delle spiagge”. Il titolo di questa chiacchierata sembra quello di una rivista patinata degli anni ‘20. 

È una definizione che abbiamo ritrovato in un articolo di un personaggio viareggino, il conte Umberto Boniun osservatore di moda e costume, che nel 1929 definiva Viareggio la “regina delle spiagge”Nel periodo fra le due guerre la città ha raggiunto punte mondane e turistiche ragguardevoli; ma la sua crescita era iniziata già alla fine ‘800.  

A pochi metri dalla Piazza dove ci troviamo ora, esiste ancora Villa Paolina: quando fu costruita, negli anni ’20 dell’Ottocento, sorgeva quasi sul mare, che al tempo era molto più vicino rispetto a dove si trova ora. 

Paolina dà il via alla moda balneare, che al principio era prerogativa della nobiltà, ma in seguito diventa sempre più popolare. La moda del mare prende avvio in Inghilterra, nella seconda metà del XVIII secolo, grazie agli studi del dottor Charles Russell, il quale ha ribaltato tutta la teoria medica dei secoli precedenti, che sosteneva che il mare fosse dannoso all’organismo.

Le prime convinzioni, infatti, erano che i bagni di mare dovessero essere freddi. Nei suoi trattati, al contrario, Russell ha lanciato le basi della moderna talassoterapia (ovvero la terapia basata sull’azione curativa del clima marino): i primi stabilimenti balneari, nonostante il clima non favorevole, nascono proprio in Inghilterra.

I primi stabilimenti si trovavano a Brighton, a Bath, per poi estendersi alle coste francese: l’acqua doveva essere fredda e il contatto con il sole era da evitarsi. Documenti attestano un’attività balneare spontanea a Viareggio a partire dal 1810 circa, quasi coeva a quella francese: Viareggio è una delle prime località balneari italiane.

C’è una data sicura, il 1827: vengono costruiti i primi due bagni sul mare, il Nereo e il Dori, uno per gli uomini e l’altro per le donne, secondo una rigorosa divisione dei sessi. Erano recinti su palafitte in mezzo all’acqua, e si poteva fare il bagno pagando il biglietto.

In quegli anni Viareggio era ancora sotto il Ducato di Lucca, solo successivamente è inglobata nel Regno d’Italia; già erano in vigore ordinanze che disciplinavano la balneazione e l’uso delle spiagge, ma si ebbe anche l’illuminazione di creare veri e propri stabilimenti.

Accanto alla nascita degli stabilimenti balneari, si inizia a delineare anche la moda dei costumi.

I costumi dell’epoca erano molti coprenti e non ci sono ombrelloni sino alla fine degli anni ’10 del ‘900, perché non era contemplato il trattenersi in spiaggia dopo il bagno. Ci si bagnava, poi si correva all’ombra e ci si avvolgeva nell’accappatoio: l’abbronzatura era considerata non chic, chi era abbronzato solitamente faceva un lavoro manuale, non nobile.

È stata Coco Chanel a lanciare, nel 1923, al ritorno da una crociera, la moda dell’abbronzatura; gli altri poi hanno seguito la tendenza. Nereo e Dori sono i primi bagni in Italia, Viareggio apre la strada. Esistevano a Livorno, già nella seconda metà del 1700, delle terme coperte che intercettavano l’acqua del mare con delle condutture e la facevano confluire nelle vasche dove la gente poteva immergersi. Anche a Viareggio erano presenti stabilimenti di mare di questo tipo.

Nel 1833 viene stampato a Lucca, dal dottor Giuseppe Giannelli, il primo manuale sui bagni di mare, sulla scorta delle pubblicazioni inglesi del dottor C. Russell. Sono teorizzati i benefici del bagno in mare, sempre con la raccomandazione di evitare i raggi solari: se si osservano i primi disegni di questi bagni, infatti, erano presenti stuoie, non solo per difendersi dagli sguardi dei curiosi, ma anche per ripararsi dai raggi solari.

La paura del sole passerà soltanto nella metà degli anni ’20, periodo in cui molte cose cambiano.

Con Giampaolo Ghilarducci state realizzando un libro dedicato alla storia della balneazione a Viareggio: quando nascono le architetture ancora presenti lungo la passeggiata?

Inizialmente la passeggiata era tutta in legno, molto colorata ed eclettica, piacevolmente anarchica. I bagni erano su palafitte e si inoltravano nel mare. La gente, grazie a scalette, scendeva in mare, risaliva e correva subito nei camerini per cambiarsi e ripararsi, perché non era contemplato trattenersi in spiaggia.

Questa configurazione resta uguale per circa cento anni, dalla nascita di Nereo e Dori nel 1827, fino alle disposizioni del regime che prevedeva una ristrutturazione urbanistica della città: Viareggio doveva divenire una città moderna e perfettamente organizzata. I bagni su palafitte erano meravigliosi, elogiati e rimpianti anche da Mario Tobino e da Mario Monicelli, con il pontile, le palafitte e la rotonda dove si poteva ballare e cenare.

La parte meno curata forse era la spiaggia, più caotica, con capanne spontanee: si decide allora di realizzare cabine omogenee e perpendicolari al mare, così come le possiamo osservare anche ora.

Le strutture preesistenti erano in legno ed erano soggette a forti mareggiate che ne compromettevano la struttura, ma anche a violenti incendi. Quello più violento, nell’ottobre 1917, partì dalle strutture della passeggiata, bruciando negozi e caffè dal molo fino al teatro Eden escluso. Nasce così la consapevolezza, nell’Amministrazione Comunale, di mettere in sicurezza tutte le strutture.

Le nuove architetture raggiungono uniformità decorativa, al contrario dei primi stabilimenti lignei, molto anarchici e colorati, unici al mondo e per questo rimpianti. Ma l’esigenza di rinnovamento e di sicurezza è ben comprensibile.

Al primato balneare di Viareggio, si accompagna anche la storia del costume da bagno:

Viareggio è un punto di osservazione privilegiato, grazie al suo primato di stazione balneare. A metà ‘800 il quadro dei bagni italiani è piuttosto chiaro: negli anni ‘40 nascono i bagni in muratura a Livorno, nel ’43 quelli di Rimini e poi quelli di Venezia. Si va in mare con la veste da bagno, totalmente coprente e accollata.

Il meccanismo di liberazione nei costumi da bagno si innesca con la Prima Guerra Mondiale: è stata devastante, ovviamente, ma anche una rivoluzione per l’emancipazione femminile.

Mentre gli uomini erano al fronte, le donne erano chiamate a sostituirli in tutti i mestieri: guidavano, andavano in fonderia, costruivano armi e cannoni, hanno dimostrato di essere in grado di fare tutto. A questo si accompagna un cambiamento dell’abbigliamento, che diventa più pratico e per questo più libero.

Prima della minigonna, negli anni ’60, sono stati i ruggenti anni ’20 ad accorciare i vestiti; anche i primi costumi da bagno più liberi risalgono a questo periodo. Nel 1932 Marta Abba arrivò a Castiglioncello con un due pezzi che lasciava intravedere l’ombelico e, infine, nel 1946 nacque il bikini, indossato anche Brigitte Bardot.

Studiare l’evoluzione degli stabilimenti balneari di Viareggio, significa anche studiare la storia della moda e del costume italiano.

Piazza D’Azeglio, che ospita l’evento di Castle Street Food – Merenda Italiana fa sì che ci troviamo al centro di tutto quello che ci avete raccontato. I primi stabilimenti balneari sorgevano a pochi metri, così come i bagni termali chiusi e la casa di Paolina Bonaparte.

Piazza d'Azeglio, Viareggio

 

 

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